Account Amazon FBA bloccato? Cause e soluzioni

In questo articolo illustriamo i casi più comuni di blocco dell’account Amazon e le loro possibili soluzioni

18 Agosto, 2020


Se il tuo account è stato bloccato per una qualunque ragione non riconducibile agli obblighi fiscali, come ad esempio la vendita di un prodotto difettoso o diverse recensioni negative, purtroppo non siamo in grado di aiutarti. La questione dovrà essere discussa direttamente con Amazon, in prima persona o con l’appoggio di un consulente specializzato in questo tipo di problematiche.

Se invece il blocco del tuo account è collegato alla mancata apertura di una o più partite IVA estere, alla mancata presentazione di un certificato 22F, allo stoccaggio di prodotti - o transito di resi - in magazzini logistici FBA esteri, all’omessa presentazione di dichiarazioni IVA o alla cattiva gestione del tuo attuale consulente fiscale che non ti ha saputo informare fino in fondo degli obblighi derivanti dalla tua attività internazionale, ti invitiamo a continuare a leggere questo articolo.

Perché Amazon ha bloccato il mio account?

La prima domanda che dovresti porti è la seguente: che tipo di transazioni sto effettuando su Amazon ed in che Paese sono imponibili?

Gli scenari possibili sono i seguenti:

  1. La tua impresa stocca i prodotti esclusivamente nel suo Paese di stabilimento (ad esempio l’Italia) e da qui li invia a consumatori finali localizzati in altri Paesi europei. In questo caso è possibile usufruire della semplificazione prevista per il regime di vendite a distanza che prevede la possibilità di non registrarsi ai fini IVA nel Paese di destinazione dei beni fino al raggiungimento di determinate soglie. Tale regime semplificato permette di applicare l’IVA del Paese di provenienza dei beni fino al raggiungimento della soglia ed impone un costante monitoraggio dei volumi di vendita all’estero, al fine di iniziare il processo di apertura della partita IVA nel/i Paese/i di destinazione dei beni quando si sta per raggiungere il limite previsto.
  2. La tua impresa è registrata in uno dei programmi che prevedono lo stoccaggio dei prodotti nei magazzini logistici esteri di Amazon. È possibile che i beni vengano immagazzinati in uno o più Paesi selezionati dal venditore (per esempio FBA Germania, FBA Francia, etc.) o che la tua impresa sia iscritta al programma paneuropeo, che prevede la movimentazione dei tuoi prodotti in tutti i Paesi FBA di Amazon (Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Repubblica Ceca). In questo caso è necessario aprire una partita IVA in ognuno dei Paesi in cui i propri prodotti vengono stoccati, prima che i beni vengano movimentati e al di là dei volumi di vendite in ogni Paese, anche se si prevede di non effettuare alcuna vendita in uno dei mercati (ad esempio in Polonia o in Repubblica Ceca).

È possibile confermare se la tua impresa sta stoccando beni nei magazzini esteri di Amazon accedendo alla sezione Configurazione della logistica di Amazon del tuo Seller Central. Inoltre è possibile verificare i volumi delle forniture effettuate in ogni Paese (ed eventualmente dei movimenti di stock) scaricando il Report transazioni con IVA direttamente da Seller Central (Report -> Logistica di Amazon -> Report Transazioni con IVA di Amazon).

Nonostante l’identificazione delle cause del blocco di un account richieda un’attenta valutazione di ogni specifico caso, proponiamo a seguire alcuni spunti inerenti le cause più frequenti.

Uno dei problemi più comuni è che, al momento del lancio dei programmi FBA, Amazon non richiedeva ai venditori di fornire la partita IVA estera per i Paesi in cui si immagazzinavano beni, né li informava dell’obbligo di registrazione. Amazon ha iniziato ad inviare questo tipo di richieste solo in un secondo momento, in concomitanza con la crescente pressione a cui veniva sottoposto dalle autorità fiscali dei vari Paesi e quando molti venditori erano già in ritardo di mesi, o addirittura anni, nell’apertura delle partite IVA necessarie.

Altri scenari piuttosto frequenti sono legati ad una gestione inaccurata dei vostri adempimenti fiscali da parte del vostro consulente/provider. Generalmente riscontriamo le seguenti problematiche in venditori che si sono affidati a servizi automatizzati di gestione dell’IVA low cost, anche proposti dallo stesso Amazon. Può accadere per esempio che la vostra impresa sia stata registrata ai fini IVA a partire da una data posteriore a quella in cui avrebbe dovuto registrarsi, oppure che i tempi di registrazione si dilatino – incomprensibilmente – anche fino ad oltre 6 mesi dalla vostra richiesta. Inoltre, non è raro che tali sistemi automatizzati inizino ad inviare le dichiarazioni dal momento di ottenimento della partita IVA estera anziché dall’effettiva data di registrazione, creando un gap che non tarda ad attirare l’attenzione delle autorità fiscali. Durante gli ultimi mesi, abbiamo notato una crescita esponenziale di accertamenti da parte della autorità estere e blocchi di account da parte di Amazon per registrazioni tardive, dichiarazioni non inviate e mancata reazione a richieste di chiarimenti da parte dell’amministrazione.

Al fine di evitare spiacevoli inconvenienti, consigliamo di verificare che la data di effettiva registrazione coincida con li momento in cui tale obbligo è effettivamente sorto e che, a partire da quel momento, tutte le dichiarazioni siano state inviate.

La data di effettiva registrazione in ogni Paese può essere verificata sul certificato IVA emesso dall’autorità corrispondente al momento di apertura della p. IVA e, in linea di principio, non dovrebbe essere posteriore:

  1. alla data di superamento della soglia nel Paese di destinazione dei beni, in caso i prodotti siano inviati a consumatori finali localizzati in Paesi UE diversi dal Paese di stoccaggio (questo significa che, idealmente, si dovrebbe iniziare il processo di registrazione un paio di mesi prima di raggiungere la soglia);
  2. alla data di arrivo del primo stock di beni, in tutti i Paesi esteri in cui si immagazzinano prodotti (questo significa che la p. IVA dovrà essere ottenuta prima di movimentare i beni).

Da segnalare che il blocco dell’account può essere effettuato i) su iniziativa di Amazon, specialmente per quei Paesi (come ad esempio la Germania) che considerano il marketplace solidalmente responsabile per i mancati adempimenti dei seller, oppure ii) su richiesta delle amministrazioni fiscali che, sulla base dei dati che Amazon è obbligato a condividere con esse, identificano eventuali inadempimenti e richiedono ad Amazon la chiusura dell’account, mentre in parallelo intraprendono le azioni necessarie direttamente nei confronti del contribuente.

Come Sbloccare Account Amazon

Normalmente, quando il blocco è imputabile a cause di natura fiscale, non coinvolge l’intero account ma è limitato a quel market place in cui Amazon ritiene che il venditore non sia in regola con i propri adempimenti. Tuttavia il blocco di un marketplace può compromettere il funzionamento del programma paneuropeo.

In generale, quando l’account viene bloccato per la mancata registrazione e/o per l’omessa presentazione delle dichiarazioni, sarà ovviamente necessario procedere alla registrazione ai fini IVA e all’invio di tutte le dichiarazioni pendenti. Durante il processo, sarà utile analizzare eventuali notificazioni inviate dall’amministrazione fiscale al fine di poter comprendere a che stadio è arrivata la procedura e stabilire la linea di azione. In molti casi sarà inoltre necessario mettersi in contatto diretto con l’ufficio competente, al fine di mettere in luce la buona fede del contribuente e mitigare eventuali sanzioni e conseguenze.

Da notare che il blocco dell’account è la misura che Amazon adotta per evitare di essere considerato solidalmente responsabile per i mancati adempimenti del venditore ma non è l’unica conseguenza. Infatti, una volta identificati i venditori inadempienti, saranno le autorità fiscali ad innescare i meccanismi atti a perseguirli e ad ottenere il corretto pagamento dell’imposta. In caso di sellers non registrati ai fini IVA o sellers registrati che non reagiscono ai solleciti delle autorità estere, queste ultime si metteranno in contatto con l’Agenzia delle Entrate italiane, la quale ha piena autorità di perseguire il contribuente italiano per inadempimenti fiscali in altri Paesi Europei. Arrivare fino a questo punto è talaltro molto rischioso in quanto spesso il campo dell’accertamento viene ampliato a tutta l’attività dell’impresa.

In definitiva, nella maggioranza dei casi la chiusura dell’account non è che la punta dell’iceberg e quindi il convivere con l’account chiuso non può essere considerata una soluzione al problema, poiché spesso le autorità fiscali si muovono indipendentemente e in parallelo e sarà ancora necessario procedere alla regolarizzazione.

Come possiamo aiutarti?

Il nostro team specializzato nella gestione degli obblighi IVA per e-commerce si confronta quotidianamente con registrazioni, processi di regolarizzazione e account bloccati per ragioni di natura fiscale ed ha quindi sviluppato una vasta esperienza nella gestione di queste problematiche. Contattaci e saremo lieti di valutare la tua situazione e proporti la nostra linea di azione, senza alcun impegno.


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